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Giocando in gruppo, frequentando la scuola, confrontandosi tra fratelli e sorelle i bambini imparano a collocarsi all’interno di differenti ruoli, sviluppano l’immagine di sé e capiscono come agire in differenti situazioni. La posizione all’interno della famiglia ha una certa importanza. Non è la stessa cosa essere primogenito, mediano o ultimogenito; come non è la stessa cosa essere figli unici, gemelli oppure far parte di una famiglia numerosa. Il primogenito di solito è più coscienzioso, ricerca l’approvazione degli adulti e si sente investito da una certa autorità; ma allo stesso tempo può provare gelosia e soprattutto incolpa il secondogenito di aver posto fine al rapporto esclusivo che aveva con i genitori. Il passaggio da figlio unico a fratello maggiore implica un aggiustamento delle posizioni e può generare sentimenti di delusione ma contemporaneamente molti vantaggi. Essere più grandi, forti e competenti è una sensazione che può mantenersi inalterata per anni. Il secondogenito vive una situazione molto differente a seconda del clima che si respira in casa. In generale si può dire che i sentimenti da lui provati sono spesso ambivalenti: in certi momenti ammira il fratello e vorrebbe emularlo (vuole gli stessi giocattoli, vuole vestirsi come lui..) in altri momenti lo sfida per tentare di ribaltare le posizioni. Alla fine di una dura lotta, può scegliere due vie: tentare di competere con il fratello e cercare di eguagliarlo, altrimenti affermare la propria individualità, sviluppando interessi differenti ed affermandosi in settori discrepanti. La condizione del secondo figlio di tre è particolarmente delicata. Avere meno vantaggi è la percezione più frequente, meno capace del “primo” ma più coscienzioso del “secondo”. Perciò il secondo di tre è spesso il più ribelle e propenso a cercare il proprio spazio al di fuori della famiglia. L’ultimogenito resta a volte confinato alla posizione del più “piccolino”, posizione che lo esenta da compiti e responsabilità. I fratelli crescendo sviluppano un sentimento di cooperazione, di sostegno reciproco e si aiutano ogni qual volta l’altro si trova in difficoltà. Tuttavia il rapporto tra fratelli genera gelosie, rivalità e litigi. Ogni occasione è buona per passare dal gioco al litigio, dall’affetto alla rivalità, dalla tenerezza all’aggressività. La gelosia per il nuovo arrivato è un sentimento naturale: va riconosciuta e spiegata. Chiarire che è un sentimento diffuso, che anche i genitori erano gelosi del proprio fratello o sorella; si tratta di una reazione temporanea che con il tempo passerà e quando il fratellino sarà cresciuto diventerà un compagno di giochi. Nei limiti del possibile è bene non ridurre lo spazio del primogenito a vantaggio del secondo, evitando di farlo sentire “messo da parte”. Ad esempio mentre ci si occupa del secondo bisogna parlare con il primo, coinvolgerlo nelle attività di cura e scambiare le proprie opinioni. Durante l’allattamento la gelosia è al suo apice, ma non appena la mamma si rivolge a lui si accorge che il suo mondo non è crollato ed il legame con la madre è intatto. Allo stesso tempo questa è l’occasione giusta perché nasca una nuova complicità tra papà e primogenito. Anche la rivalità tra i fratelli è un sentimento naturale, è il segno della competizione e della lotta per la difesa del proprio posto in famiglia. Il confronto è continuo tutto viene soppesato: dalla fetta di torta alle dimostrazioni di affetto. L’oscillazione continua tra pace e guerra fa bene al bambino, che in questo modo scopre come i sentimenti si modificano e si trasformano. Il comportamento dei genitori dovrà aiutare il bambino ad essere consapevole che allo stesso tempo potrà amare ed odiare il fratello senza che il legame si rompa. Dott.ssa Claudia Galbiati
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