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Bambini disubbidienti, spesso in punizione.

 

Bambini disubbidienti, spesso in punizione. Quale possibile educazione?

I castighi e le punizioni, apparentemente necessari per i bambini più ribelli, sono spesso rintracciabili all’interno di famiglie nelle quali con difficoltà, e a volte in modo poco autorevole, i genitori stabiliscono delle regole e delle norme di comportamento da rispettare.
Così accade che i genitori stessi, di frequente, ricorrano alle punizioni come ad uno strumento utile per l’educazione dei propri figli, senza tuttavia considerare come esse, a volte, possano essere non comprese dal bambino, se non addirittura vissute soltanto come un atto violento ed aggressivo nei suoi confronti, soprattutto quando sono accompagnate da urli e da rimproveri rabbiosi.
Le punizioni dovrebbero essere adottate soltanto per educare i comportamenti più difficili del bambino e per contenere i fatti più gravi e per lui potenzialmente pericolosi; dovrebbero essere sempre coerenti e chiarificatrici di cosa entrambi i suoi genitori disapprovano del suo comportamento, ma soprattutto non essere mai eccessive, così da premettere al bambino stesso di comprenderne il loro significato educativo e di poter così recuperare il suo comportamento inadeguato.
Al contrario, una forte ed incontrollabile reazione di frustrazione e di rabbia da parte dei suoi genitori, che a volte può spingerli a mettere in castigo il proprio figlio per il suo comportamento ribelle, può essere da lui compresa come l’unica e possibile modalità con la quale affrontare i problemi: in altri termini è come se, attraverso la loro reazione impulsiva, i genitori insegnassero al proprio figlio ad affrontare le difficoltà soltanto attraverso l’aggressività e la collera, mostrandogli così un modello relazionale e familiare violento ed aggressivo.  
Soltanto intorno ai quattro-cinque anni di vita, la punizione assume per il bambino un significato concreto, perché è solo a quest’età che egli inizia a capire il rapporto di causa ed effetto tra gli eventi, che gli permette di comprendere non solo la loro sequenza temporale, ma anche di legarli tra loro, come quando, ad esempio, la mamma lo mette in castigo subito dopo che egli ha messo sottosopra la sua camera.
Molto spesso, con i bambini più piccoli può essere di grande aiuto stabilire insieme dei patti da rispettare, che consentano loro di diventare progressivamente responsabili dei loro stessi comportamenti e che permettano ai genitori di fare degli interventi educativi che siano il meno possibile punitivi.
Tuttavia, può essere utile comprendere come a volte, dietro un comportamento ribelle e disubbidiente del bambino, ed alle frequenti punizioni che ad esso fanno seguito, ci sia una sua richiesta di attenzione nei confronti di un genitore spesso assente ed anche un pò distratto, perché è come se le punizioni ed i castighi rappresentassero per lui dei tentativi di richiamo ad una rapporto più intenso ed attento con lui.

Dott.ssa Vittoria Luciani
Psicologa

 
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